24 – 25 novembre 2019

‘Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.’
Samuel Beckett

Baby, tonight’s like fuego (of the night)
We ‘bout to spend the dinero (oh, yeah)
We party to the extremo, extremo, extremo, extremo, extremo

Ritmo
The Black Eyed Peas, J Balvin

‘Tutti quei tipi strambi, e io che stavo un po’ meglio ogni giorno, in mezzo a loro. Non avevo mai creduto, mai immaginato neanche per un battito di cuore, che potesse esserci un posto per gente come noi’
Beverly home, Denis Johnson.

‘Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita’
Eduardo De Filippo

Mi sono lasciato prendere la mano con le citazioni.  L’ho fatto per stabilire un umore (mood). Ora il pezzo.


Ok, ma più vivaci, per favore.

Sembrava una sessione di terapia di gruppo sui traumi causati dalla Cortina di ferro in Moldavia, quella di ieri, nel teatro tenda bianco e freddo, preso a sassate dalla pioggia peggio di una yurta della Mongolia centrale, nonostante i condizionatori distopici ai lati, bloccati, come due muli sardi e testardi, su 14 gradi Celsius, non una temperatura comoda. Eccola questa dozzina d’italiani illirici, pericolosi cittadini attivi, diffidenti, congelarsi le chiappe mentre provano a spiegarsi.

L’arte, il teatro del sociale, il tessuto umano e le associazioni, non ricordo quale fosse il tema. Come può il teatro portare un po’ di salvezza alle comunità in cui viviamo? Mi sembra una buona domanda da cui iniziare.

Il teatro tenda, gestito dall’associazione Due Lune Teatro Tenda, ha ricevuto due finanziamenti pubblici per un florido totale di 225.000 euro. A dispetto del dinero, questa yurta meridiana intorno ha un deserto stepposo di occhi ciechi. Poco conosciuta, poco frequentata.

A rimorchio di un’introduzione ai lavori degna degli alcolisti anonimi, tra il molto vero e l’appena retorico, come per invocare lo spirito di un parente morto da anni, Giovanni Probo, presidente e regista di Teatro Due Lune, ci fa vedere il brevissimo documentario Tracce, girato a Tricase. Il corpo del parente morto, troppo presto, è quello dei giovanissimi ragazzi e ragazze che ieri non c’erano. Tracce. La camera fugge i visi e inquadra ora il catrame sbrandellato della strada ora le chiazze del basolato gentilmente offerte da Vivident. Sono le voci poco consapevoli di una cricca di adolescenti vestiti bene ai margini di una società vestita meglio. I vagnoni che bighellonano dalle parti del teatro tenda non sono soli: strilla le ingiustizie che la generazione vetusta ha mietuto sulla giovane il timbro puerile di un uomo con una dizione divertente. Un sarto detto Kojak.

Vi piace questo paese?  chiede l’intervistatore.
No, fa un ragazzo che muove i piedi nervosamente.
Perché?
Perché è corrotto.
Non ti piace perché è corrotto?
Esatto.
Cosa fai tu per cambiare questo stato di cose?
Non sta a me fare qualcosa, sono gli adulti che devono agire, io sono solo un ragazzo.

Non lo so se è come dice lui, ma prendiamo atto.

Dalla voce rasposa di una ragazza apprendiamo che non va più a scuola perché è stata bocciata due volte, e non si trovava bene con i compagni che erano troppo piccoli. Normale, direte, se avesse continuato così, sarebbe presto finita con gente che andava all’asilo quando lei iniziava le superiori.  Ci sta.

Perché non ti trovavi bene? inquisisce l’uomo con la camera sul basolato.
Erano troppo tranquilli. Io sono una ragazza…vivace.
Vivace?
Sì, vivace.
Non ti piace qui?
No.
E dove vorresti vivere?
Fuori dall’Italia, sicuro.

I ragazzi non sentono il calore. Non credono alle storielle, non vedono un futuro per chi ha energia, noia, rabbia. C’è chi vuole sbagliare in pace, chi non si fa bastare una birra, una partita di calcio, una sigaretta, una malattia venerea.

Ieri con Teatro Due Lune c’era il collettivo A.Lib.I.

La loro è una storia di successo. Si costituiscono a Tricase alcuni anni fa, con attori e operatori che vengono un po’ da tutta la provincia; lavorano con spettacoli del repertorio classico, ma anche con testi di nuova drammaturgia. Hanno un taglio di teatro sociale e civile, per lo più, con incursioni nel teatro per pazienti psichiatrici. E hanno spesso esplorato quella minata terra di nessuno che esiste tra filosofia e teatro.  Quanto a location, sono a loro agio sia nei teatri che in spazi e luoghi pubblici.

Qualche anno fa, con un finanziamento del GAL della Grecia salentina, A.Lib.I. ha aperto Essenza, uno spazio di socialità e teatro a Corigliano d’Otranto, dove ogni fine settimana offre aperitivi e spettacoli dal vivo.

Dal canto suo, Teatro Due Lune, dopo i primi anni di attività e un modesto riscontro di pubblico, sta attraversando un periodo di stagnazione. Ieri Giovanni Probo si è aperto con candore. Non era atto dovuto, ma l’ha fatto. Per quanto ho capito, Giovanni lamenta due cose: la prima è la latitanza delle istituzioni nel supportare realtà artistiche come la loro. È vero, non sempre il dialogo c’è; per esempio, all’incontro di ieri non è venuto alcun rappresentante dell’amministrazione, nonostante gli inviti. Certo, non deve sorprendere, né scoraggiare.

La seconda è la scarsa consuetudine del pubblico alle loro produzioni artistiche che sono di carattere destrutturato, performativo, e hanno a che fare più con la scrittura scenica che con una storia di trama e personaggi dallo svolgimento classico.

Ora, la tentazione di dire ‘non mi capiscono’ o ‘non mi supportano abbastanza’, secondo me, è un esercizio pericoloso e poco utile.

Di là dal merito della proposta che ogni compagnia può offrire, dice Gustavo di A.Lib.I., il Comune, l’assessorato alla cultura, la provincia non sono le uniche istituzioni con cui confrontarsi. Ci sono le associazioni, i gruppi, le compagnie che costituiscono, in effetti, vere e proprie istituzioni attive nel sociale che fanno politica sociale. E di questo devono farsi forti.

Ancora una volta, da un lato, è necessario fare rete, lavorare insieme, rimboccarsi le maniche e trovare il proprio pubblico; dall’altro, sarebbe utile capire che vivere d’arte significa fare impresa, con tutte le leggi di mercato e concorrenza del caso. Trovare un pubblico ti permette di sopravvivere e prosperare, ma anche di aiutare la crescita di una comunità che per molti aspetti è rimasta introversa.

Come per gli altri incontri, molti spunti sono venuti dal pubblico, tra cui quello di Paolo Insalata. Paolo fa parte di un’associazione di Castrignano del Capo che promuove gli eventi di musica dal vivo, in particolare di jazz, ha esperienza da organizzatore e produttore d’eventi a Roma ed è tornato per mettersi in gioco.

Secondo lui, noi Salentini facciamo tanta fatica a lavorare insieme e spesso rifiutiamo il confronto. Ci trinceriamo nelle nostre nicchie e non molliamo, a costo d’estinguerci. Dobbiamo invece aprirci, promuoverci vicendevolmente, creare sinergie.

Provare e fallire, fallire ancora, fallire meglio, diceva quel comico di Beckett.

Avremo lo stomaco?

L’amministrazione invita a lasciare un commento a ‘sto pezzo. Come l’offerta in chiesa, siate generosi. Astenersi stitici.

Gallery: un osservatorio partecipante
Esiti del processo
Associazioni e incontri
Istituti Scolastici
Sintesi del progetto

Progetto Gallery: un osservatorio partecipante – avviso pubblico Puglia Partecipa – scadenza gennaio 2019 – Legge Regionale sulla partecipazione N. 28 del 13 luglio 2017.


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Un commento

  1. Solo alcune precisazioni: l’attuale situazione stagnante (così come la definisce Vito) è dovuta ai ritardi nell’esecuzione dei lavori pubblici di ristrutturazione dell’area su cui insiste il teatro (di fatto è un cantiere), che bloccano ogni possibile attività e non ad uno scoraggiamento dovuto ad una (ipotetica) non risposta del pubblico alle iniziative proposte o al mancato sostegno da parte delle istituzioni. Fra l’altro il nostro teatro è gestito come un ente del terzo settore non profit-non commerciale e praticamente basiamo il nostro lavoro sul concetto di welfare community fondato su di una metodologia partecipativa e formativa, che fa della capacità di autogestione e progettualità delle risorse umane il suo punto di forza per farci carico di nuove iniziative, un sistema di interventi per promuovere un’etica della responsabilità capace di identificare e mettere in rete tutti i tipi di risorse. La nostra linea artistica si esprime underground, lontano dalle vetrine, ci emoziona quello che lasciamo nel cuore e nell’esperienza dei ragazzi, del pubblico con cui condividiamo e scambiamo idee, visioni e progetti per una società migliore.
    ps: non mi sembrava che facesse tanto freddo nella tenda, l’aria, nonostante la pioggia, era mite, o almeno nessuno si è lamentato altrimenti avremmo alzato il livello del riscaldamento.
    pps: mi dispiace che l’atmosfera percepita fosse da cortina di ferro (addirittura), la prossima volta userò colori e musica da festa Brasiliana e servirò dei mojito ai presenti. Di questi tempi sono di moda.
    Info: teatrotendaduelune.org
    Giovanni Probo – Presidente A.P.S. Due Lune Teatro Tenda

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