13 – 16 novembre 2019

Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. […] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma.

Italo Calvino, Lezioni americane.

Un mercoledì sera di novembre guidate per 45 km e raggiungete Marina Serra. Trovate la tavola enorme apparecchiata con fiori e luci soffuse. Salutate tutti, parlate con tutti, e anche se vi fa piacere esserci, siete un po’ stanchi. Nella tua voce, Angelo, quando il racconto inizia, s’insinua una sottile vena di amarezza e rabbia. Però, di base, sei lucido e appassionato, il che rende le tue parole, intrise di fatti, piuttosto potenti. Rosa, accanto a te, è un po’ più serena, ma riconosci anche in lei un sentimento parente al tuo. Nella stanza c’è una discreta giovialità. Quando gli ospiti fanno le loro domande, ti sembra quasi di offrire una confessione.

Vi chiamate Diritti a Sud. Non nascete con la vocazione di centro d’accoglienza per migranti, vi ci siete trovati. Come dice il nome, la vostra vocazione è ampia, siete per la legalità e per i diritti nel lavoro e nell’agricoltura. Eravate appena tornati da Trento nel 2016 quando il vice sindaco vi ha assegnato Masseria Boncuri, nella zona industriale del vostro paese, Nardò, una masseria come ce ne sono tante da quelle parti. Vi eravate espressi contro lo stato di degrado e abbandono della tendopoli, dove i migranti erano confinati, in condizioni igieniche disperate, e da dove erano prelevati per lavorare nei campi a 2-3 euro l’ora. Nel vostro racconto usate la parola “apartheid”, segregazione. Sol perché neri, dici tu, Angelo, sono trattati così. Non credi che dei tedeschi sarebbero trattati allo stesso modo. Qualcuno obbietterebbe che loro, i tedeschi, sono europei, e tu ti incazzeresti e diresti che possono avere il passaporto che gli pare: alla fine sono tutti esseri umani.

Per sette mesi vi sacrificate e portate avanti Masseria Boncuri in una vita di comunità con le persone che ora chiamate i vostri amici. Ci rimettete più di quattro mila euro, tra bollette e spese varie, perché, be’, il Comune vi ha abbandonato. Affidandovi il ‘bene’ ha pensato che le persone che ci vivono non siano più un suo problema. L’assegnazione di Masseria Boncuri da parte dell’amministrazione comunale sa proprio di sbolognamento: liberarsi di un paio di problemi in una botta sola, esimersi da spese e responsabilità.

Quando si dice che lo Stato dovrebbe stare al fianco dei cittadini, sostenerli, e invece non lo fa.

Stasera con voi al Celacanto ci sono anche Mussa e Matteo. Mussa ne ha passate di belle e non ha intenzione di raccontarle qui stasera. Non gli va, non gli interessa, non è questo il punto. Dopo sette mesi decidete di lasciare, non volete essere associati allo stato in cui versano i migranti, l’unico possibile, senza l’aiuto del Comune.

Alzandoti dalla tavola del Celacanto, dopo cena, Angelo, ti lasci scappare un ‘m’essi statu a Bologna’, sarei dovuto rimanere a Bologna, mezzo scherzoso e mezzo no.

Rosa, tu invece, passi una buona ventina di minuti a chiarire l’equivoco relativo ad un precedente incontro della Gallery per via dell’ambiguità creata dalla doppia dicitura ‘Salento KM0’ – Associazione e ‘Salento Km0’ – Rete.

È strano, è un equivoco da quaranta, cinquanta secondi al massimo. Ma chissà per quale motivo, si svolge per oltre quindici minuti e sarà ripreso il sabato sera. Se l’organizzazione di processi partecipanti fosse un programma informatico questo episodio sarebbe un ‘bug’.

Ma non mollate! vi intima Enrica.
Devono passarci sopra con un carrarmato, la rassicurate.

*

Al momento, è vero, non avete ben chiaro cosa fare, chiedete aiuto un po’ a tutti, volete sentire delle opinioni. A questo serve l’incontro di qualche sera dopo nel Chiostro dei Carmelitani di Nardò.

Il tema è ‘Il ruolo delle associazioni nella gestione dei beni comuni’. Sottotitolo: ‘Cura e rigenerazione dei beni comuni. “L’occupazione” di uno spazio pubblico come particolare forma di uso collettivo e di gestione partecipata del bene’.

La serata offre spunti per riflettere, margini per condividere la solitudine e lo straniamento di chi opera per la comunità senza l’appoggio delle istituzioni.

Non siete soli stasera, c’è una platea folta e attenta.

C’è Katia Manca dell’associazione Oikos Sostenibile che gestisce un piano della stazione di Otranto, Federico Cuscito, attivista di Solidaria Bari, che ci racconta di Bread&Roses, uno spazio di mutuo soccorso che gli attivisti hanno occupato e ristrutturato a proprie spese. E c’è Roberto Covolo, assessore alla programmazione economica del Comune di Brindisi e fautore di quella storia di successo che è la riconversione del laboratorio urbano ExFadda.

ExFadda è l’esito solare del lavoro di un’associazione che ha convertito un ex stabilimento enologico in disuso in un’officina di laboratori artigianali, sportivi, ricreativi e artistici, e che annovera un bar e un ristorante. Oggi è uno spazio di socialità e micro-imprenditorialità. Negli anni ExFadda ha procurato 60 contratti di lavoro, dimostrando d’essere sostenibile oltre i finanziamenti pubblici.

Quello che conta è cercare una sintesi efficiente tra pubblico e privato, dice Roberto. Cioè che le amministrazioni facilitino e supportino l’affidamento di beni comuni ai privati, anche perché la gestione di un bene comune deve essere positiva sia in termini finanziari sia di ricaduta sociale.

Parlando della sua esperienza di assessore, Roberto spiega di voler creare dei precedenti, cioè degli esempi di gestione virtuosa che possano fungere da riferimento per altri contesti sia ora che in futuro. Si crea in questo modo una prassi consolidata che può fornire una cornice ideale per la legislazione, e determinare così un cambiamento esteso.

Oikos, da parte sua, è molto attiva a Otranto, nel settore del turismo lento. Non senza difficoltà. Risente, come molti, della stagionalizzazione del turismo e della difficoltà di trovare fondi per autosostenersi. Anche Oikos gioverebbe di un supporto maggiore da parte delle amministrazioni locali che a oggi manca.

Il paradosso della serata lo fornisce alla fine un uomo la cui associazione gestisce la stazione di Manduria che raccontando la sua esperienza di lotta con la burocrazia, dice: abbiamo dovuto fare la certificazione di staticità a nostre spese, in una stazione funzionante, gestita dallo Stato.

E poi lancia l’invito: sentiamoci e organizziamo qualcosa per scambiarci le esperienze e creare una rete.

Roberto Covolo raccoglie l’invito al volo, proponendo Marzo per l’incontro a Manduria, e chiede a Carla di Coppula Tisa di organizzare.

La domanda rimane: cosa possono fare le associazioni, e Diritti a Sud, con Masseria Boncuri e con tutti i beni comunali che sono stati abbandonati?

Naturalmente questa domanda trascende la questione dei beni comuni e ha invece molto a che fare con la voglia delle nuove generazioni di imprimere la loro visione nella gestione della res pubblica.

Rosa e Angelo, la vostra voce è un po’ meno carica, più leggera, quando prendete il microfono dopo gli interventi degli altri. Si sente ancora quell’incazzatura sbigottita nelle corde vocali, quella che ha il ragazzino seduto in panchina che vorrebbe gridare: ‘Mister, fammi entrare!’.

È notte bianca a Nardò, le strade sono piene di persone e musica. È ora di bere qualcosa, che la tensione svapori un po’, è pur sempre Sabato. 

Gallery: un osservatorio partecipante
Esiti del processo
Associazioni e incontri
Istituti Scolastici
Sintesi del progetto

Progetto Gallery: un osservatorio partecipante – avviso pubblico Puglia Partecipa – scadenza gennaio 2019 – Legge Regionale sulla partecipazione N. 28 del 13 luglio 2017.


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