Troppo rumor per nulla

Greenpeace diffonde un nuovo rapporto per contrastare la richiesta di prospezione in mare con la tecnica dell’air gun al largo di S. M. di Leuca

 
Questa volta le ricerche di idrocarburi minacciano un’area marina di grande valore. È di Edison S.p.a. l’ennesima richiesta di ricerca di giacimenti di idrocarburi in mare (Permesso di Ricerca di Idrocarburi Liquidi e Gassosi “d 84F.R-EL”), ancora una volta con la tecnica dell’air gun. Con questa tecnica si generano artificialmente onde d’urto mediante ripetute esplosioni, le cui riflessioni sui fondali marini vengono analizzate per identificare i depositi di idrocarburi offshore. Per la ricerca di un giacimento marino sono impiegati decine di air gun, disposti su due file a una profondità di 5-10 metri: producono violente detonazioni ogni 10-15 secondi per settimane, continuativamente. Il rumore generato è almeno doppio rispetto a quello del decollo di un jet.

Nel rapporto di Greenpeace si legge che “la scoperta dei banchi di coralli di acque fredde (o di profondità, o “coralli bianchi”) al largo di Santa Maria di Leuca ha fatto di questo tratto di mare un’area di primissimo interesse biologico. Si tratta di comunità dominate da Madrepora oculata e Lophelia pertusa. Questi banchi di coralli di profondità sono un hot spot di biodiversità. Ci sono non meno di 222 specie a profondità tra 280 e 1121 metri. Spugne (36 specie), molluschi (35), cnidari (o celenterati: coralli, anemoni…: 31 specie), anellidi (24 specie, di cui una trovata qui per la prima volta nel Mediterraneo), crostacei (23), briozoi (19) e 40 specie di pesci“.

Ci sono Paesi che hanno vietato la ricerca, e quindi l’estrazione, di nuovi giacimenti fossili nei loro mari. Ultima in tal senso la Nuova Zelanda, che sta rinunciando a riserve infinitamente più consistenti di quelle presenti sotto i nostri fondali, pur di proteggere questi ecosistemi, il clima e ogni altra attività economica legata al mare e potenzialmente danneggiata dal petrolio. Cosa aspetta l’Italia a darsi un indirizzo conseguente con gli impegni presi in sedi internazionali come l’Accordo di Parigi?“, dichiara Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.
 

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Scarica il rapporto Troppo rumor per nulla di Greenpeace

Procedura VIA – Ministero dell’Ambiente

 


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